La dieta mediterranea potrebbe contribuire a contrastare la progressione del tumore alla prostata

Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a biopsia di conferma all’inizio dello studio e sono stati valutati ogni sei mesi attraverso esami clinici e studi di laboratorio sull’antigene sierico PSA e sul testosterone. L’età media dei pazienti era di 64 anni, il 15% degli uomini era diabetico e il 44% usava statine. Dopo un follow-up mediano di 36 mesi, in 76 pazienti si è verificata una progressione del tumore.

Dopo aver corretto per fattori come l’età, l’antigene prostatico specifico (PSA) e il volume del tumore, i ricercatori hanno osservato che i pazienti con una dieta che conteneva più frutta, verdura, legumi, cereali e pesce avevano un rischio ridotto di una crescita o un progressione del cancro. I ricercatori hanno anche esaminato l’effetto del diabete e dell’uso di statine e hanno riscontrato una riduzione del rischio simile in questi gruppi di pazienti.

“La dieta mediterranea è stata spesso collegata a un minor rischio di cancro, malattie cardiovascolari e mortalità. Questo studio sugli uomini con carcinoma prostatico in stadio iniziale ci fa fare un ulteriore passo avanti nel fornire raccomandazioni dietetiche basate sull’evidenza per ottimizzare i risultati nei pazienti oncologici, che insieme le loro famiglie, hanno molte domande in questo settore “, commenta Carrie Daniel-MacDougall, professore associato di epidemiologia e autore senior dello studio.

Poiché nella maggior parte dei casi il tumore alla prostata è una malattia a basso rischio, localizzata e con esiti favorevoli, molti uomini non hanno bisogno di cure immediate e optano per la sorveglianza attiva da parte del proprio medico.

“I nostri risultati suggeriscono che seguire costantemente una dieta ricca di cibi vegetali, pesce e un sano equilibrio di grassi monoinsaturi può essere utile per gli uomini con diagnosi di cancro alla prostata in stadio iniziale”, conclude Justin R. Gregg, primo autore della ricerca. “Siamo fiduciosi che questi risultati, associati a ulteriori ricerche e convalide future, incoraggeranno i pazienti ad adattare uno stile di vita sano”.

Bibliografia:Gregg, JR, Zhang, X, Chapin, BF, Ward, JF, Kim, J, Davis, JW, Daniel, CR. Adherence to the Mediterranean diet and grade group progression in localized prostate cancer: An active surveillance cohort. Cancer. 2021. https://doi.org/10.1002/cncr.33182

Prevenzione cardiovascolare, la genetica influenza l'effetto degli omega-3. Ecco come

 
 
 

Secondo uno studio pubblicato su PLOS Genetics, l'assunzione di acidi grassi omega-3 contenuti nell'olio di pesce fornisce benefici per la salute cardiovascolare solo se si possiede il giusto corredo genetico. «Sappiamo da alcuni decenni che un livello più alto di acidi grassi omega-3 nel sangue è associato a un minor rischio di malattie cardiache, ma quello che abbiamo scoperto è che assumere olio di pesce non fa bene a tutti. Se si ha un background genetico specifico, l'integrazione aiuterà a ridurre i trigliceridi, ma in caso contrario, i trigliceridi aumenteranno» spiega Kaixiong Ye, dell'University of Georgia, che ha diretto il gruppo di lavoro.

I ricercatori hanno esaminato lipoproteine ad alta densità, lipoproteine a bassa densità, colesterolo totale e trigliceridi in 70.000 individui partecipanti alla UK Biobank, divisi in due gruppi in base al fatto che assumessero o meno integratori di olio di pesce. Quindi hanno eseguito una analisi dell'intero genoma per ciascun gruppo, testando 8 milioni di varianti genetiche. Dopo aver eseguito oltre 64 milioni di test, i loro risultati hanno rivelato una significativa variante genetica del gene GJB2, con tre genotipi, AG, AA e GG. Gli individui con genotipo AG che hanno assunto olio di pesce hanno visto diminuire i loro trigliceridi, ma quelli con genotipo AA hanno invece avuto un lieve aumento degli stessi. Il genotipo GG era presente in troppe poche persone per trarre conclusioni sul suo effetto. I risultati dello studio potrebbero far luce su studi precedenti, la maggior parte dei quali ha scoperto che l'olio di pesce non fornisce alcun beneficio nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
«Una possibile spiegazione è che quegli studi clinici non hanno considerato i genotipi dei partecipanti. Alcuni partecipanti potrebbero trarne vantaggio e altri no, quindi se si mescolano insieme e si fa l'analisi, non si nota l'impatto» afferma Ye. Ora che è stato identificato un gene specifico che può modificare la risposta di un individuo all'integrazione di olio di pesce, il prossimo passo sarà quello di testare direttamente gli effetti dell'olio di pesce sulle malattie cardiovascolari. «La personalizzazione e l'ottimizzazione delle raccomandazioni sull'integrazione di olio di pesce basate sulla composizione genetica unica di una persona può migliorare la nostra comprensione della nutrizione e portare a miglioramenti significativi nella salute e nel benessere umano» concludono gli autori.

PLOS Genetics 2021. Doi: 10.1371/journal.pgen.1009431
https://doi.org/10.1371/journal.pgen.1009431

La betaina del latte materno migliora il metabolismo e favorisce la crescita di batteri benefici

 

Più betaina nel latte materno è stata associata a più Akkerrmansia nei campioni fecali dei bambini a 12 mesi di età

Nonostante nutra i bambini da millenni, l'alchimia del latte materno umano rimane misteriosa. Uno sconosciuto è il modo in cui gli ingredienti del latte, che variano in base alla dieta e all'ambiente della madre, possono influire sulla salute del bambino. Ora, dopo aver esaminato la composizione del latte prodotto da esseri umani e topi, i ricercatori riferiscono che un ingrediente, un tipo di amminoacido negli alimenti integrali chiamato betaina, sembra migliorare la salute metabolica a lungo termine favorendo la crescita di batteri benefici nell'intestino del neonato.

Carles Lerin, che studia l'obesità pediatrica all'ospedale pediatrico Sant Joan de Déu di Barcellona, ​​ha iniziato a fare ricerche sul latte materno per frustrazione: desiderava nuovi modi per affrontare e, in ultima analisi, prevenire l'obesità infantile. Alcuni studi hanno mostrato un leggero aumento del rischio di obesità nei bambini allattati con latte artificiale e Lerin si è chiesto se alcuni ingredienti nel latte materno potessero fare la differenza.

Bimbi e stile di vita: la foto scattata dall’OMS tra alimentazione e sport

 

In Europa, ogni giorno, il 78,8% dei bambini tra i 6 e i 9 anni fa la colazione, il 42,5% consuma frutta fresca e il 22,6% verdura, mentre il 50% va a scuola a piedi o in bici e il 60,2% trascorre meno di 2 ore al giorno di fronte a un dispositivo elettronico. E’ quanto emerge dai dati della Sorveglianza pediatrica Cosi, raccolti tra il 2015 e 2017, e pubblicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Dall’indagine, condotta in 23 paesi europei, è emerso anche che il 10,3% dei bambini mangia snack dolci, il 5,2% mangia snack salati e il 9,4% beve bevande zuccherate, anche se con forti variazioni nazionali. San Marino (80,8%), Italia (72,6%) e Turkmenistan (70,1%) sono i Paesi in cui si mangia più frequentemente frutta fresca ogni giorno, mentre Kirghizistan, Lituania e Lettonia quelli in cui si mangia meno spesso. San Marino (74,3%), Turkmenistan (68,1%) e Italia (53,9%) sono anche i paesi in cui si mangiano più frequentemente verdure ogni giorno, al contrario di Spagna, Turchia e Lituania.  Irlanda (88%), Spagna (84%) e Lituania (72%) sono invece i Paesi in cui più spesso i bambini riferiscono di non bere mai soft drinks, al lato opposto vi sono Repubblica Ceca, Malta e Tagikistan.

Per quanto riguarda l’attività fisica è emerso che il 60,2% dei bambini trascorre meno di due ore al giorno di fronte a un dispositivo elettronico, il 25,2% 2-3 ore e il 14,6% più di tre, mentre l’84% dorme in media 9-11 ore per notte, il 79,4% pratica un’ora di attività fisica al giorno e il 54,9% dei bambini non è iscritto ad alcun club sportivo o non pratica alcuno sport. Anche in questo caso vi è una forte variabilità nazionale: in Repubblica Ceca (98,3%), Montenegro (96,4%) e Romania (95,3%) i bambini riferiscono più frequentemente di praticare attività fisica per un’ora al giorno, mentre Tagikistan (94%), Turkmenistan (80,5%) e Kirghizistan (71,5%) sono i paesi in cui più spesso i bambini raggiungono la scuola a piedi.

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Cuore: una protezione da pesce oleoso come salmone e sgombro

 

Mangiare pesce grasso o oleoso, come il salmone oppure lo sgombro, due volte a settimana protegge il cuore. Merito degli acidi grassi omega-3 associati a un minore rischio, di circa un sesto inferiore, di importanti eventi cardiovascolari come infarti e ictus. A rivelarlo è una revisione di studi su 192mila partecipanti di 60 diversi Paesi, pubblicata su JAMA Internal Medicine.

“Esiste un significativo vantaggio – spiega l’autore principale della ricerca, Andrew Mente – legato a un consumo di pesce nelle persone con malattia cardiovascolare”. Non è stato invece osservato alcun beneficio particolare per coloro che non avevano malattie cardiache o ictus, che però possono secondo gli studiosi giovarsi comunque del consumo di pesce. “Questo studio – conclude Mente – ha importanti implicazioni per le linee guida sull’assunzione di pesce a livello globale. Indica che l’aumento del consumo in particolare di quello oleoso nei pazienti cardiovascolari può produrre un vantaggio cardiovascolare di media entità”.

Una dieta adeguata previene la formazione di calcoli renali

 


 
Secondo due revisioni della letteratura pubblicate su Nutrients e Archivos espanoles de Urologia, la dieta ideale per contrastare i calcoli renali comprende abbondante acqua, proteine vegetali e latticini, ed evita il più possibile carne, sale e bibite analcoliche. «Esiste di certo una predisposizione genetica alla formazione di calcoli, ma una dieta corretta e bilanciata può aiutare a prevenirne la comparsa» spiega Pietro Manuel Ferraro, della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e dell'Università Cattolica di Roma, autore principale di entrambi i lavori.

L'esperto sottolinea che la cosa più importante è bere molto, in quanto ogni bicchiere d'acqua riduce la formazione di calcoli del 13%. Anche il caffè e il succo di agrumi hanno un effetto protettivo, mentre le bibite analcoliche aumentano il rischio di sviluppare calcoli. Nella dieta bisognerebbe prevedere la presenza di circa 1,2 grammi di calcio al giorno, dato che questo elemento riduce l'assorbimento intestinale e l'escrezione di ossalati, proteggendo quindi dalla formazione di calcoli. È difficile determinare la quantità di ossalati contenuti in ogni alimento, perché è molto variabile; poiché però molti vegetali, come spinaci, barbabietole, patate, ne sono ricchi, è possibile comunque consumare questi preziosi cibi agendo proprio sull'assorbimento degli ossalati nell'intestino tramite il calcio. Altri elementi da limitare sono il sale, che aumenta il rischio di calcoli, perché causa un aumento di eliminazione di calcio con le urine, e il consumo abbondante di proteine animali, che riducono il pH delle urine e aumentano l'escrezione urinaria di acido urico, in particolare se sono presenti diabete e sindrome metabolica. Le proteine di origine vegetale e dei latticini non causano questi problemi. Insomma, la dieta adatta a evitare i calcoli dovrebbe prevedere abbondanza di frutta e verdura, calcio e acqua, poche proteine animali e sale scarso, e quindi richiama la dieta mediterranea e quelle vegetariane, contrapposte a quelle tipiche del Nord Europa. «È comunque opportuno, nelle persone con una spiccata tendenza a formare calcoli, eseguire una valutazione specialistica per determinare con precisione il ruolo di abitudini alimentari e di altri fattori non dietetici, per intervenire in maniera mirata» conclude Ferraro.

Nutrients 2021. Doi: 10.3390/nu12030779
https://doi.org/10.3390/nu12030779
Arch Esp Urol. 2021 Jan;74(1):112-122. English, Spanish. PMID: 33459627.
 

Vitamina C: nessun effetto benefico sul colesterolo nei diabetici

 

Non ci sono prove adeguate per supportare l’integrazione di vitamina C in pazienti diabetici con patologie dismetaboliche, secondo uno studio pubblicato su Diabetology & Metabolic Syndrome.

“Abbiamo condotto una revisione sistematica e una metanalisi di studi clinici che hanno valutato il ruolo dell’integrazione di vitamina C sui profili lipidici in pazienti diabetici” affermano Amare Abera Tareke e Addis Alem Hadgu, della Wollo University, Dessie, Etiopia, autori dello studio.

I ricercatori hanno effettuato ricerche su PubMed, ScienceDirect, Google Scholar e Cochrane Library e hanno incluso nella revisione studi clinici condotti su pazienti adulti con diabete di tipo 2 per valutare l’effetto della supplementazione di vitamina C e colesterolo totale, trigliceridi, lipoproteine ​​a bassa densità (LDL), lipoproteine ​​ad alta densità (HDL).

L’analisi dei dati ha mostrato che l’integrazione di vitamina C non ha avuto effetti significativi sul colesterolo totale, il livello di LDL e di HDL, ma ha ridotto i trigliceridi e gli esiti secondari, come l’emoglobina glicata. L’analisi dei sottogruppi ha mostrato anche che essere pazienti più giovani, una maggiore durata del trattamento e una dose più alta erano fattori importanti nel determinare l’efficacia.

Un’analisi di meta-regressione ha indicato un ruolo significativo dell’età del paziente, della durata del trattamento, della dose di integrazione, dell’indice di massa corporea, e di altre variabili al basale. Gli esperti sottolineano che saranno necessarie nuove ricerche con un focus sulla durata del trattamento, la dose di vitamina C e i valori di base, in quanto alcuni gruppi di pazienti, tra cui i pazienti diabetici più giovani, potrebbe beneficiare dell’integrazione.

Diabetol Metab Syndr. 2021 Mar 2;13(1):24. doi: 10.1186/s13098-021-00640-9.