Cancro colon-retto, ecco come interagisce lo stile di vita con la suscettibilità genetica

 
 
 

Secondo quanto conclude uno studio appena pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, uno stile di vita sano potrebbe aiutare le persone ad alto rischio poligenico di cancro del colon-retto nel prevenire la comparsa della malattia. Analizzando i dati dei partecipanti alla Biobanca del Regno Unito, i ricercatori del Vanderbilt-Ingram Cancer Center (VICC) di Nashville in Tennessee hanno stimato che il mantenimento di uno stile di vita sano sia associato a una riduzione di quasi il 40% del rischio di cancro del colon-retto tra gli individui ad alto rischio genetico. Percentuale che scende al 25% tra le persone a basso rischio. Viceversa, le persone a elevato rischio genetico che seguivano uno stile di vita malsano avevano probabilità tre volte maggiori di sviluppare un cancro del colon-retto rispetto a chi aveva un basso rischio genetico e seguiva uno stile di vita sano.

«Questi risultati potrebbero essere utili per progettare strategie personalizzate per la prevenzione del cancro del colon-retto» spiega Wei Zheng, professore di medicina e direttore per la ricerca sulle scienze della popolazione presso il VICC. Nell'analisi, i punteggi dello stile di vita di malsano, intermedio e sano sono stati determinati in base al rapporto vita-fianchi, attività fisica, tempo di sedentarietà, consumo di carne lavorata e rossa, consumo di frutta e verdura, consumo di alcol e uso di tabacco. Per misurare la suscettibilità genetica al cancro del colon-retto i ricercatori di Vanderbilt hanno costruito punteggi di rischio poligenico utilizzando varianti genetiche associate al rischio di cancro del colon-retto identificate in recenti ampi studi genetici sti su oltre 120.000 persone. «A nostra conoscenza questo studio è uno dei pochi ad avere quantificato le potenziali interazioni dello stile di vita generale con la suscettibilità genetica al cancro del colon-retto» concludono gli autori.

American Journal of Clinical Nutrition 2021. Doi: 10.1093/ajcn/nqaa404
http://doi.org/10.1093/ajcn/nqaa404

Cancro del seno, la dieta può alterare il microbioma mammario e modificare il rischio

 
 
 

Un nuovo studio pubblicato su Cancer Research mostra che la dieta, compresi gli integratori di olio di pesce, può alterare non solo il microbioma mammario, ma anche gli stessi tumori del seno. Per comprendere meglio la relazione tra microbioma, dieta e rischio di cancro, i ricercatori hanno utilizzato un approccio su più fronti studiando sia modelli animali che pazienti con cancro del seno. «L'obesità, tipicamente associata a un consumo di una dieta ricca di grassi, è un noto fattore di rischio nel cancro del seno in post-menopausa. Ma ci sono ancora molte cose che non sappiamo sul legame tra obesità e microbiomi e sull'impatto sul cancro del seno e sugli esiti nei pazienti» esordisce Katherine Cook, della Wake Forest School of Medicine, che ha diretto il gruppo di studio.

Nella prima parte dello studio, topi suscettibili al cancro del seno sono stati alimentati con una dieta ricca o povera di grassi. I topi che hanno consumato la dieta ricca di grassi hanno avuto più tumori, che si sviluppavano più rapidamente ed erano più grandi dei tumori presenti nel gruppo che riceveva la dieta a basso contenuto di grassi. Successivamente, per studiare il microbioma, i ricercatori hanno eseguito trapianti fecali. I topi che hanno assunto la dieta povera di grassi hanno ricevuto un trapianto di microbioma proveniente da topi con dieta ricca di grassi e viceversa. Ebbene, i topi che hanno consumato la dieta a basso contenuto di grassi, ma hanno ricevuto un trapianto di microbioma da topi alimentati con molti grassi, hanno avuto tanti tumori del seno quanti ne sono stati osservati nei topi che avevano consumato la dieta ricca di grassi. I ricercatori hanno anche condotto uno studio clinico in doppio cieco controllato con placebo in pazienti con cancro del seno. Le donne hanno ricevuto placebo o integratori di olio di pesce per due o quattro settimane prima della lumpectomia o della mastectomia. I risultati hanno mostrato che l'integrazione di olio di pesce ha modificato significativamente il microbioma mammario sia nel tessuto mammario non canceroso che in quello maligno. Per esempio, la somministrazione per quattro settimane di integratori di olio di pesce ha aumentato l'abbondanza proporzionale di Lactobacillus, un genere di batteri che ha dimostrato di ridurre la crescita del tumore del seno in modelli preclinici, nel normale tessuto mammario adiacente al tumore. «Questo studio fornisce ulteriori prove del fatto che la dieta svolge un ruolo fondamentale nel modellare i microbiomi dell'intestino e del seno» concludono gli autori.

Cancer Research 2021. Doi: 10.1158/0008-5472.CAN-20-2983
http://doi.org/10.1158/0008-5472.CAN-20-2983

Obesità, la prevenzione inizia nel primo anno di vita

 
 
 
Le radici dell'obesità si fondano nel primo anno di vita, dopo che le madri smettono di allattare, secondo i risultati di uno studio pubblicato sul Journal of Human Nutrition and Dietetics. «Il messaggio in tutto il mondo è che per evitare l'obesità più avanti nella vita non è mai troppo presto per iniziare ad aiutare le madri a nutrire bene i propri figli. E questo studio è dimostra che è possibile cambiare il comportamento di una madre» spiega Caroline Sangalli, dell'Universidade Federal de Ciências da Saúde de Porto Alegre, Brasile, prima autrice del lavoro.

I ricercatori hanno condotto uno studio randomizzato in 31 centri che forniscono servizi di assistenza prenatale, infantile e di altro tipo a famiglie a basso reddito, fornendo un programma di educazione per aumentare la conoscenza delle linee guida dietetiche brasiliane. Attraverso poster nelle sale d'attesa, tutte le famiglie sono state informate sugli alimenti complementari che non dovrebbero essere offerti ai bambini di età inferiore ai due anni, come biscotti, snack, bibite e dolciumi. Gli esperti hanno misurato la crescita dei bambini e altri esiti all'età di sei mesi, 12 mesi, tre anni e sei anni. Sono stati registrati anche dettagli su tipologie, quantità e modalità di preparazione degli alimenti. Ebbene, l'apporto energetico a tutte le età è stato inferiore nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo, nel quale non c'erano stati interventi educazionali sulle linee guida dietetiche, con una differenza statisticamente significativa all'età di tre anni. Inoltre, i bambini del gruppo di intervento a tre anni consumavano meno carboidrati e grassi totali rispetto al gruppo di controllo e a sei anni avevano accumulato meno grasso corporeo. Il gruppo intervento a sei anni di età aveva un grasso corporeo inferiore in diverse misurazioni, ma questa differenza non si rifletteva nei punteggi dell'indice di massa corporea, una misura meno sensibile dell'adiposità. Tuttavia, secondo gli autori, dato che la prevalenza del sovrappeso nel gruppo intervento si attestava al 7% in meno rispetto al gruppo di controllo a sei anni, interventi di questo tipo potrebbero avere un prezioso impatto sulla salute pubblica, soprattutto perché le stime indicano che la riduzione dell'1% della prevalenza dell'obesità tra i bambini fino all'età di sei anni farebbe risparmiare 1,7 miliardi di dollari in spese mediche.

J Human Nutrition and Dietetics 2021. Doi: 10.1111/jhn.12881
https://doi.org/10.1111/jhn.12881  
Cinque giorni di digiuno e poi dieta sana: così si batte la sindrome metabolica
 
 

Per migliorare il quadro clinico in caso di sindrome metabolica non basta cambiare abitudini alimentari. Un breve periodo di digiuno prima di intraprendere un nuovo regime dietetico consente, infatti, un più rapido miglioramento di una serie di parametri di rischio, dall’ipertensione al Bmi. Queste le conclusioni di un gruppo di ricercatori tedesco, promotori di uno studio i cui risultati sono stati pubblicati di recente su Nature communications.

Gli scienziati hanno preso in esame 71 volontari con sindrome metabolica e ipertensione, con l’obiettivo di verificare i benefici che una modifica delle abitudini alimentari potesse avere sulla loro salute. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: una parte ha seguito, per tre mesi, un modello di dieta Dash (Dietary approach to stop hypertension) basato sul consumo di molta frutta e verdura, prodotti integrali, noci e legumi, pesce e carne bianca magra, con eliminazione di cibi e bevande ad alto contenuto di sale, grassi e zuccheri.

Il secondo gruppo ha fatto precedere alla dieta 5 giorni di digiuno, con un regime di 300-350 Kcal/die garantite da bevande a base vegetale.

Tra gli elementi originali della ricerca, il monitoraggio di quanto le modifiche legate a digiuno e dieta influissero su microbiota intestinale e sistema immunitario.

Il periodo di digiuno ha rivelato il verificarsi di importanti cambiamenti a livello dell’ecosistema intestinale, con aumento delle specie batteriche in grado di favorire la produzione di acidi grassi a catena corta. Modifiche anche nell’assetto della risposta immunitaria: quella innata rimane stabile, quella adattativa si trasforma, con riduzione del numero di cellule T proinfiammatorie e aumento di linfociti T di tipo regolatorio. Modifiche, oltretutto, permanenti, giacché si ritrovano anche una volta che i partecipanti hanno ripreso a nutrirsi.

Il risultato finale è stato che, dopo tre mesi, indice di massa corporeapressione sanguigna e necessità di farmaci antipertensivi si sono ridotti maggiormente tra i volontari che avevano iniziato la dieta Dash dopo i cinque giorni di digiuno, con un effetto protrattosi nel tempo.

“Se una dieta ricca di fibre e povera di grassi non riesce a raggiungere gli obiettivi preposti in caso di sindrome metabolica, il motivo potrebbe risiedere nel fatto che a livello del microbiota intestinale non è presente un numero sufficiente di batteri in grado di metabolizzare le fibre in acidi grassi protettivi” commentano gli Autori. "Spesso, chi non ottiene risultati desiste e torna alle vecchie abitudini. Una buona idea, invece, sarebbe far precedere alla dieta un periodo di digiuno che si va rilevando un vero e proprio catalizzatore per i microrganismi protettivi dell'intestino: la salute migliora molto rapidamente e, in caso di ipertensione, i pazienti scoprono di poter ridurre i loro farmaci se non addirittura interrompere e terapie".